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L’angelo di sangue – Recensione Narrativa

in Teatro

Vi presentiamo la nostra recensione del libro di Valeria Bianchi Mian, L’angelo di sangue, edito da Capricorno. Il nuovo noir, , della scrittrice rappresenta la terza incredibile avventura di Greta Pietropaoli.

“In principio era il Verbo”, la parola ha, da sempre, non solamente una fascinazione, piuttosto un potere cosmologico, demiurgico. Costruire, narrare una storia, ha tutta la forza creatrice di una cosmogonia. Lo scrittore, in questo caso la scrittrice, si colloca, naturalmente, nella dimensione metafisica del romanzo che sta costruendo, per poi entrarci attraverso una sorta di processo di  transustanziazione. In questa comunione narrativa, la particola è rappresentata da ogni singolo periodo, da ogni frase. Come nella migliore tradizione filosofica e psicologica costruttivista, la realtà perde definitivamente, nell’atto stesso della narrazione, l’equivoco di una sua propria dimensione noumenica, e vive la sua dimensione fenomenica, sia nell’atto creativo, che, successivamente, in quello speculare della lettura. Non è un caso che il leitmotiv di questo lavoro letterario sia l’angelo, per lo stesso etimo, destinato ad essere messaggero, a rivestire una funzione mercuriale, e Mercurio, per Jung, è il demone che aleggia tra paziente e psicoterapeuta.

E psicoterapeuta junghiana è l’autrice di questo libro, Valeria Bianchi Mian, come in un gioco di un domino sincronicista, tutti i tasselli tornano al loro posto. La psicoterapia è una narrazione, ha il suo momento apicale, catartico, nella parola, ed è fatale che l’analisi traguardi nel territorio dove la narrazione ha la sua cittadinanza, ossia il mondo della letteratura. Qui gli angeli prendono l’aspetto dei membri di una psicosetta, in una Torino che si candida ad essere, da sempre, ventre accogliente di storie avvolte da magia, misticismo, mistero. Fu quella stessa città a portare verso l’ultimo gradino della follia Nietzsche, costretto a rompere, spezzare il cerchio di Dioniso con la perpendicolarità delle strade, con quell’impostazione a croce, cardo e decumano, degli antichi accampamenti romani. Gli angeli non volano come sopra Berlino, e non hanno una funzione di guardiani, di garanti della naturale enciclopedicità dell’esperienze umane.

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L’autrice Valeria Bianchi Mian

Qui le ali sono intrise di fango, qui la luce si conosce attraverso il suo contrario, e l’ombra junghiana è più che mai necessaria perché si riesca a rivedere le dantesche stelle. Metatron , l’angelo degli angeli, il capo dei capi, è il deus absconditus, rappresentato teurgicamente dal capo di questa setta. La spiritualità vive attraverso una sorta di teologia negativa, di percorso per viam negationis, di una gioventù che sa benissimo quanto è profonda la tana del bianconiglio, e quanto, una volta fissato un abisso, lo stesso cominci a rimandare uno sguardo ostinato di risposta. C’è, senza dubbio, in questa scrittura, quella che Italo Svevo definiva, a buon diritto, una necessità igienica, di pulizia, L’angelo di sangue del titolo è lo stesso che estrae il cuore dal petto del profeta, e lo pulisce nella neve; in questo caso la neve è quella del foglio bianco elettronico che si riempie, man mano, del torrente di parole della storia narrata.

Nella macchina del montaggio della scrittura, il tempo, lo spazio e l’azione vengono ricostruiti, spezzando l’egemonia del tempo apparentemente cronologico, che qui diventa cairologico. Nella ricostruzione della coscienza individuale, la temporalità ha una sua consistenza fluida, molto lontana dalla dimensione meccanicistica. Gli eoni, d’altra parte, sono unità temporali con cui familiarizzano le creature angeliche, ossia urgenze di eternità da trovare slabbrando i confini dei singoli istanti. Ma questi angeli hanno la carne addosso, e la vivono, fino in fondo, se hanno un che di luciferino, è proprio quella caratteristica a renderli più vicini al lettore, più della sua stessa giugulare. D’altronde il buon vecchio Mick Jagger ci ricorda come le pareti tristemente bianche vadano dipinte di nero, e, Milton potrebbe idealmente rilanciare ricordandoci quanto sia, di gran lunga, preferibile regnare all’inferno che servire in paradiso. L’autrice si incarna con una coerenza psichica, emotiva, si potrebbe dire, spirituale, in ogni singolo protagonista di questa storia.

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Si ha dimostrazione di quanto la scrittrice viva naturalmente l’immedesimazione proposta da Stanislavskij agli interpreti teatrali, o il metodo dell’actor’s studio di New York. E’ letteralmente posseduta, attraverso il rito sciamanica della scrittura dai suoi personaggi; è esattamente nel loro interno, ma anche nella totalità della storia, nel colpo di vista di insieme. Quello che si offre al lettore è un meraviglioso mosaico, un rimontaggio in grado di ritrovare i tempi cinematografici, di restituire, in forma narrativa, i carrelli, i campi lunghi, i primi piani, le agitate camere a mano, oppure i veloci campi e controcampi dei dialoghi. Nell’atanor alchemico della scrittrice si fa dell’alta alchimia di scrittura, attraverso la quale si forma un metallo vivo, lucente, pronto a lasciare un’impressione retinica di fascinazione nella pupilla del lettore. Torino, o meglio Metatron, che è anche villa, sede della psicosetta, diventa sinistramente qualcosa di simile alla casa degli Usher di Poe.

Ed è anche una sorta di castello calviniano dei destini incrociati in cui, capitolo dopo capitolo, ci vengono svelati nuovi arcani. Mercurio è sempre lì, dietro l’angolo, pronto a portare un messaggio, magari smentendolo dopo poche pagine, perché la verità è la strada stessa, la dialettica di infinite negazioni. Il gioco serio è proprio quello di far vivere al lettore l’esperienza di muoversi nel labirinto del sub-storie all’interno della storia, di perdersi felicemente in esso. Si ha la netta sensazione di trovarsi, a un certo punto, esattamente al centro, come gli spettatori di Shining, i quali, interrogati su dove si fosse congelato Jack Torrance, affermavano, con sicurezza, al centro, anche senza nessun elemento oggettivo. Al centro della figurazione angelica, del cubo di Metatron, ci si ritrova, portati dalla forza mesmerizzante delle parole. Ci si alza da questa lettura sazi, e con la voglia di assaggiare ancora altre storie della stessa autrice.

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